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13 errori di email marketing da evitare per aumentare il coinvolgimento
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13 errori di email marketing da evitare per aumentare il coinvolgimento

Dopo aver scoperto il concetto di newsletter e i suggerimenti per avere successo, ecco alcuni argomenti a favore dell’email marketing! Con un ROI medio di 3,8% e 3,7 miliardi di utenti nel mondo, e una crescita prevedibile per arrivare a 4,1 miliardi nel 2021, l’email marketing rientra tra le tre fonti di informazione più influenti. 

Ottime notizie per i marketer, vero?

Ma c’è un problema: l’email rimane un componente essenziale della strategia di marketing per il 95% delle aziende.

La concorrenza è spietata e è fin troppo facile perdersi tra tutte le regole, le tendenze e le esperienze relative all’email marketing. In questo articolo troverete 13 errori comuni e la relativa soluzione, per non ripeterli. 

1) Lavorare partendo da un database obsoleto/invecchiato

Se non lavorate con una lista email aggiornata, decine di email – abbandonate da molto tempo dai rispettivi proprietari – saranno non valide. Il risultato? Rischiate di bloccare la vostra newsletter o la vostra campagna di email marketing e quindi di avere problemi di deliverability. Il vostro tasso di coinvolgimento ne risente! 

La soluzione ?

Potete usare un servizio di validazione delle email per analizzare il vostro database. Questo vi aiuterà a eliminare gli indirizzi sospetti e non validi. Così garantite la reputazione e migliorate l’efficacia delle vostre campagne email.

Altro suggerimento: far crescere la vostra lista email in modo graduale:

    • Prima di tutto, prendete i nuovi contatti – quelli che avete acquisito negli ultimi tre mesi – e aggiungeteli alla vostra lista di invio della newsletter.
    • Eliminate gli indirizzi che vi sembrano davvero sospetti.
    • Poi, iniziate a incorporare anche indirizzi più vecchi (circa il 15% della vostra lista email) rispetto ai nuovi che avete già integrato, e inviate la vostra newsletter.
    • Continuate così finché avrete incorporato l’intera lista.

Grazie a questa tecnica, diffondete i potenziali rifiuti e quindi evitate il rimbalzo delle email o i ritorni così odiati dai fornitori, e in questo modo evitate di essere “blacklistati” e finire nelle spam.  

2) Inviare email “inaspettate”

1/3 dei marketer invia una newsletter solo se ha qualcosa da dire.

Questo può rivelarsi pericoloso e portare alla frustrazione dei vostri clienti e alla loro disiscrizione.  

Immaginate :

Un giorno vi iscrivete a una newsletter, ma non ricevete nulla nella vostra casella email. E un giorno arriva un’email che propone un prodotto. È molto probabile che abbiate dimenticato di esservi abbonati. Iniziate quindi a chiedervi perché ricevete questo tipo di informazioni e cliccate “spam”! Ecco, buongiorno con il vostro report statistico…

La soluzione ?

Il meglio è lavorare la vostra base fin dall’inizio, anche se la vostra lista contiene solo 2 contatti. Inviate almeno una email al mese!

Se sospendete l’attività in un certo momento, fate del vostro meglio per riattivare la lista. Rimanete presenti proponendo contenuti un po’ diversi. Ad esempio, come Pinkberry:

3) Inviare email inutili

L’errore più comune nell’invio delle campagne email è che i marketer creano newsletter inutili agli occhi degli iscritti. Scrivono di un’azienda o di un prodotto, senza tenere conto dell’interesse del cliente: saldi, giochi, promozioni, ecc. In questo caso il vostro tasso di coinvolgimento non è mai buono. 

La soluzione ?

  • Conoscere il proprio pubblico e iniziare a pensare come lui.
  • Imparare le loro paure, dubbi e pregiudizi sul vostro prodotto.
  • Stimare come potete convincerli.
  • Scrivere di un’esperienza positiva e riuscita in relazione all’uso del vostro prodotto, non sul prodotto in sé. Ricordatevi di tenere conto del tono e del vocabolario che utilizzate e non barate plagando i vostri concorrenti.
  • Cercare di essere creativi e rendere la vostra email abbastanza utile da far sì che i lettori vogliano condividerla con i propri amici.

4) Nessuna segmentazione: nessun coinvolgimento 

dati non mentono : le email segmentate hanno un tasso di apertura superiore del 14,64%, il 59,99% in più di clic e generano 18 volte più ricavi. È un errore non ricorrere alla segmentazione della mailing list, perché se gli iscritti ricevono informazioni non pertinenti, saranno più propensi a disiscriversi o a far finire la vostra email nella spam.

I difetti della segmentazione sono la priorità del 80% dei marketer. E la stessa cosa vale per la personalizzazione. Nel 2018 non è più opzionale: è diventato obbligatorio.

La soluzione ?

Prima bisogna determinare il nucleo del vostro target e decidere su quali dati basarsi per dividerli. Se non avete dati oltre all’indirizzo email, implementate una segmentazione comportamentale.

Lavorate con ogni segmento separatamente: chiedete feedback ai vostri clienti “fedeli”, inviate un’offerta speciale agli abbonati “promettenti”, ecc. Le newsletter basate su analisi del comportamento sono più efficaci delle newsletter generiche.

Ad esempio, ecco lle indicazioni da seguire per newsletter BtoC oppure tutto ciò che dovete conoscere sull’emailing BtoB.

5) Una cattiva personalizzazione

È ciò che può accadere con la vostra newsletter quando avete fretta o non controllate i tag:

Oppure, vi dimenticate di verificare i nomi che gli iscritti usano per registrarsi alla vostra newsletter. A volte le persone inseriscono nomi falsi, oppure fanno un errore di battitura, oppure mettono qualunque cosa come “qegsdf”, oppure scherzi come “Johan (non scrivetemi, sono povero)”. E quando sperate di aumentare il coinvolgimento dei vostri iscritti e inviate questa cosa, il risultato è l’effetto opposto.

La soluzione ?

  • Controllate i vostri campi (nomi, tag, valore predefinito) due volte prima di inviare la vostra email.
  • Successivamente, potete fare test A/B per verificare se chiamare gli iscritti per nome abbia un effetto positivo sul tasso di conversione.

Chissà, magari non ne vale la pena: nella maggior parte dei casi gli utenti sanno che la personalizzazione avviene automaticamente tramite i tag, quindi inviare un’email iniziando con il loro nome di battesimo potrebbe non avere lo stesso impatto di qualche tempo fa.

6) Nessuna regolarità nell’invio della newsletter

Non potete inviare email ai vostri clienti quando vi pare o quando avete tempo. Questo rischia di generare un’efficacia molto bassa e un tasso di disiscrizione in aumento.

La soluzione ?

Rendete la newsletter sistematica. Fate un piano su più mesi e scegliete la vostra regolarità, i vostri giorni e i vostri orari di invio. Per quanto riguarda la frequenza, dipenderà dal vostro pubblico e dalla vostra strategia di marketing.

7) Ingannare o mentire ai propri iscritti

È la cosa peggiore che possa accadere.

Immaginiamo che il vostro modulo di iscrizione prometta di inviare un codice promozionale in cambio della registrazione, ma non l’avete fatto. Oppure, una persona si iscrive per ricevere contenuti informativi e al posto riceve email commerciali. Oppure promettete di scrivere una volta a settimana, ma inviate email ogni giorno.  Let’s say, your subscription form promised to send discount codes to newcomers,

Questo porta a una risposta negativa.

La soluzione ?

Mantenete la parola data. Promettetemi, date di più. È questo che aiuta a costruire fiducia con i vostri clienti e iscritti con l’obiettivo di farli diventare ambasciatori.

Da leggere anche: Email marketing: i numeri chiave

8) Ignorare i “preheader”

Il preheader è il testo che compare subito dopo l’oggetto della vostra email. Alcuni marketer lo ignorano, mentre è un’opportunità in più per attirare l’attenzione dei nuovi iscritti e motivarli a cliccare.  

Cosa mettere in un preheader:

  • Riassumere il messaggio
  • Puntare sul valore
  • Offrire un CTA (call to action)

9) Scollamento tra l’oggetto della email e il corpo della email

Per ragioni storiche nel marketing, l’oggetto dell’email deve essere estremamente chiaro. Alcuni specialisti usano questo suggerimento senza pensarci, sperando in un alto tasso di apertura.

Funziona, ma ha come conseguenza di frustrare gli iscritti quando, aprendo l’email, si accorgono che l’oggetto e il corpo dell’email sono diversi. Lo percepiscono come una manipolazione e rischiano di disiscriversi o di far finire l’email nella spam. Soprattutto, non avranno più fiducia nel vostro brand.

La soluzione ?

Scrivere un titolo è un’arte. È positivo motivare gli iscritti ad aprire un’email, ma la loro delusione quando scoprono un contenuto non pertinente farà perdere valore alla vostra campagna marketing. Adattate il titolo in base al contenuto!

10) Non lasciare l’opportunità di ricevere feedback

Continuate a inviare le vostre email domani a un indirizzo “no-reply” o “admin” oppure da un indirizzo che nessuno guarda mai ? Questo significa che il vostro brand non vuole comunicare con i propri iscritti.

La soluzione ?

Le persone vogliono parlare con persone, non con scatole! Chiedete feedback nelle vostre email, condividete altri canali di comunicazione, presentate il vostro team di supporto. Date loro l’opportunità di ottenere risposte alle loro domande: aumenterete le vostre possibilità di convertirli in clienti.  

11) Moltiplicare i CTA

Alcuni marketer sommergono le loro newsletter di Call to action: verso il loro sito internet, verso un link di sottoscrizione, effettuare un ordine, lasciare un commento, ecc. I vostri iscritti si perderanno e non sapranno cosa fare come priorità. La vostra campagna marketing diventa quindi inefficace.

Potete misurarlo analizzando i miei dati.

La soluzione ?

Siate espliciti su cosa vi aspettate dai vostri iscritti. Verificate di aver fornito tutte le informazioni necessarie per questo. Conoscete la risposta: un’email per un call to action, oppure, in ogni caso, una sezione per ciascun CTA.

12) La paura di fare test

La maggior parte dei brand non corre rischi, ed è il motivo per cui oggi le newsletter creative e originali sono ancora rare. Sono sempre gli stessi tipi di email commerciali che arrivano nelle caselle, quindi le persone non hanno alcun motivo per perdere tempo ad aprirle tutte. E cosa rischiano di fare? Disiscriversi.  

La soluzione ?

  • Analizzate le campagne dei vostri concorrenti,
  • Ispiratevi a migliori pratiche e idee e adattatele al vostro contesto.
  • Pensate a qualche dettaglio ispirato da aggiungere alla vostra newsletter. Cosa spinge le persone ad abbonarsi? Cosa fa la differenza? Il tono che usate? Il vostro stile di scrittura? Qualcos’altro?

13) Non fare test prima dell’invio

Finire nella spam, commettere un errore su un link oppure un CTA che rimanda alla pagina sbagliata, ecc.: tutto questo è il risultato di una cattiva fase di test.

Le regole e le sfumature per creare un’email sono numerose. Ad esempio, ecco cosa può succedere se la inviate in formato immagine:

  • Le versioni mobile non ottimizzano le immagini,
  • Le probabilità che la vostra email venga bloccata dai filtri anti-spam sono alte.

Alcune regole: evitare le “parole vuote” (termini non indicizzati), limitare le maiuscole, non usare link abbreviati, usare i punti esclamativi con parsimonia, ecc. È difficile ricordarsi di tutto, quindi il modo migliore per sapere se la vostra newsletter risponde alle aspettative dei vostri iscritti è testarla prima di inviarla a tutta la vostra lista di contatti.

Come?

Usate una lista di test mailing che tenga conto di diversi fornitori. Provate a mettervi nei panni del vostro target: la vostra email vi sembra convincente? Non abbiate paura di rivedere, modificare e migliorare la vostra newsletter.

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Per saperne di più sulla deliverability delle email e su come non finire nelle spam, scoprite la registrazione della conferenza di Boris Leconte di Mailjet durante Automationday 2018.

Cliccate qui per guardare la registrazione della conferenza

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