Ho un amico che gestisce un portale dal traffico abbastanza dignitoso (1000 visitatori al giorno in media). Il suo sito è dedicato a una piccola città in Francia. Si interroga regolarmente sul business model da mettere in atto per monetizzare il sito, senza contare solo la rete Google, che gli copre a malapena le spese di hosting.
L’idea falsa buona che tutti gli suggeriscono subito (me compreso), soprattutto per un portale urbano, è naturalmente sviluppare le famose “vetrine virtuali” o i commercianti della città che possono annunciare promozioni, offerte speciali e altri nuovi prodotti. Solo che ecco, da diversi anni che prova la carta con i potenziali clienti di cui sopra, non è mai riuscito a far sborsare loro nemmeno 10 euro al mese per un servizio del genere. Direte voi a ragione che i commercianti stanno molto attenti ai soldi. Certo, ma questo non impedisce loro di pagare molto di più un inserto pubblicitario sul giornale locale di annunci, in bianco e nero e sperduto in mezzo a un’intera pagina di reclame.
Pagare per Internet significa pagare aria
Il problema quindi viene da Internet. Pagare il virtuale sembra ancora difficile da accettare, mentre con il giornale che fa davvero “inchiostro” sulle dita, si ha l’impressione di ottenere il proprio valore.
Anche quando ho ricevuto la telefonata di questa cliente che voleva rilanciare il suo portale rivolgendolo a commercianti e artigiani del settore benessere, ho avuto un po’ di difficoltà a nascondere il mio pessimismo sul futuro del progetto. Non lo sapevo, ma il suo sito gira da 4 anni. E così mi sono lanciato in una dimostrazione magistrale sui rischi insiti nel suo progetto, che aveva tutti gli ingredienti per un flop: contenuti generati solo dagli utenti, niente vendita online, un target commerciale poco convinto a priori, aspettative modeste (prodotti di basso valore unitario e area d’azione geografica regionale), una coerenza d’insieme difficile da trovare… Dopo diversi minuti di digressioni, finisce per dirmi che il portale è online: 2 anni di sviluppo, migliaia di euro investiti, un tempo incalcolabile. E il colmo, un fornitore che ne ha approfittato per farsi pagare a caro prezzo la realizzazione di un CMS “fatto in casa” e specifico per il progetto (ribattezzato per l’occasione Extranet: suona meglio e per la cliente è più difficile imbattersi in Plone o Drupal cercando con la parola CMS, rispetto a quanto lo sarebbe con l’approccio tradizionale). Non parlo nemmeno della pulizia del codice, che impedisce qualsiasi indicizzazione corretta da parte dei motori di ricerca. Quanto a conoscere il traffico del sito… mistero: nessuno lo monitora, non ho trovato neanche l’ombra di uno script sulla pagina. I testi sono in formato immagine, la navigazione è bloccata per sempre, i file php e html si incrociano e non si somigliano. Una collezione di tutto ciò che bisogna evitare a tutti i costi.
Bilancio: la barca affonda normalmente.
E arriva allora la domanda fatale: bisogna fermarsi o continuare? È “recuperabile”? Avremmo fatto meglio investendo fin dall’inizio in un CMS come Plone e spendendo il denaro così risparmiato in ottimizzazione per i motori di ricerca e partnership? Non è nemmeno sicuro.
Il marketing Internet: un vero mestiere
Il male è più profondo e la risposta si riassume in due parole: marketing Internet. Un mestiere ancora più giovane del marketing, che a sua volta non è un ambito molto recente, in un mondo meraviglioso in cui, ancora 30 anni fa, la domanda era più forte dell’offerta. Un mestiere che tutti pensano di poter fare, perché Internet è facile per guadagnare denaro, è cosa ben nota. Si può anche bighellonare alle Seychelles mentre un sistema automatizzato incassa denaro quando si dorme, come mostrano bene i servizi televisivi sulle star del web. Solo che, in questo caso, il sistema è stato messo insieme al contrario: non “dà” solo un piccolo esborso, ma prosciuga denaro in continuazione, e non di poco.
Da meditare bene prima di lanciarsi sul web, e soprattutto senza esitare a rivolgersi a specialisti del Net e non al responsabile marketing dell’azienda industriale del posto.
Quanto a affidare direttamente questo tipo di progetto a dei programmatori…