
(non fornito): fai pure strada da un’altra parte
Che tu sia un grande specialista del SEO (posizionamento organico) o un appassionato avveduto, avrai notato che quando cerchi di avere informazioni sulle tue parole-chiave in Google Analytics, molto spesso ottieni (not provided). Questo significa che Google non ti fornisce più una parte di queste informazioni, a seguito della crittografia delle connessioni dei suoi utenti (in particolare quelli che hanno effettuato l’accesso con un account Google).
Dimensione del fenomeno
Secondo Abondance, il 41% delle ricerche riguarda in Francia, con un progresso del 100% in 12 mesi. A questo ritmo, tra poco più di un anno non sarà più possibile effettuare l’analisi delle richieste di ricerca naturali.
Eppure, questa informazione è essenziale per condurre un’analisi SEO corretta del sito e concentrarsi sulle ricerche redditizie: per un e-commerce, si tratta infatti dell’unico modo per sapere quali parole-chiave generano il maggior numero di vendite.
Nessuna soluzione ideale
Ci si può interrogare sulle motivazioni di Google. Ufficialmente si tratta di proteggere la privacy degli utenti, ma in modo curioso, su Adwords, non c’è alcun problema per fare un’analisi dettagliata delle richieste di ricerca. Si può quindi pensare che, in un certo modo, Google stia monetizzando l’accesso a queste informazioni determinanti.
Quali alternative restano?
- Usare i Webmasters Tools di Google, che forniscono un’informazione generalizzata, ma che rimane utilizzabile per conoscere il proprio CTR sul posizionamento organico. Tanto più che ormai esistono possibilità di collegamento con Adwords associando gli account.
- Usare tutte le funzionalità di Adwords in correlazione con gli strumenti di tracciamento delle conversioni per analizzare i termini di ricerca, e poi adottare la strategia SEO che ne deriva.